Osservo i giorni che passano

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Cucina fatta con le lego

Su Spotify ora passano i Modena City Ramblers e quindi il titolo è ispirato a ciò che ascolto (devo dire che anche Pierangelo Bertoli con “Eppure soffia” sta bene con l’argomento che voglio trattare) 🙂

Oggi voglio parlarti di banner advertising, dandoti la mia personalissima lettura di queste forma pubblicitaria, con particolare riguardo all’e-commerce marketing, of course.

Allora, un banner è (definizione IAB, Interactive Advertising Bureau)

Ad banner

Ad banners (also known as banner ads) are one of the most dominant forms of advertising on the internet. Banner ads are a form of display advertising that can range from a static graphic to full motion video.

Quindi una delle forme più usate di pubblicità sul web, che può essere declinata dall’immagine statica fino al video.

Chi usa i banner? Perché lo fa?

Grazie per la domanda, anzitutto. Prego, figurati. Il banner lo usa chi vuole veicolare traffico al proprio sito, nel nostro caso siti di commercio elettronico che normalmente vogliono portare molto traffico in breve tempo (ovviamente dipende dal budget). Ehm, ma il remarketing c’entra? Si, ma non adesso. Ok, continua pure. Finito 🙂

Scherzo ovviamente, perché la prima domanda che dobbiamo farci volendo usare questa forma di pubblicità è: che tipo di traffico porta? Più o meno quello che vogliamo noi, direi, perché ormai la maggior parte dei network pubblicitari conoscono bene l’audience dei vari siti Internet e portali che ospitano i banner, quindi possiamo avere dei profili demografici tra i quali scegliere il nostro cliente-tipo.

Molto spesso campagne durature di display advertising (magari combinate tra banner, video e altri contenuti) sono fatte per questioni di branding, quindi non si tratta di attività di marketing a risposta diretta.

Per fortuna non stiamo parlando di comunicazione broadcast (tipo la TV, inviata a tutti), anche se parliamo sempre di pubblicità “interruttiva”, e quindi soggetta allo sgradevole (per gli inserzionisti) fenomeno della banner blindness, ovvero la cecità selettiva che colpisce il lettore/fruitore di un sito quando sta facendo i fatti propri su un sito ed è concentrato solo su ciò che lo interessa.

E il remarketing, eh? Il remarketing è simile ma differente, perché se pure è vero che si tratta di contenuti/siti già visti dall’utente (e quindi che implicitamente dovrebbero essere più interessanti per lui/lei), sempre di pubblicità interruttiva si tratta.

Fare pubblicità con i banner rende ancora?

Si, se non ti aspetti di fare una campagna spot e vendere a ogni click che riceve il tuo banner. Devi raffinare sia il profilo demografico, sia i siti che ti ospitano. Devi avere un’offerta molto convincente con un invito all’azione chiaro e onesto. Devi poi avere una pagina di destinazione di qualità, completa, ben fatta graficamente, in sintonia perfetta con il banner e infine… soldi da investire, perché soprattutto se paghi a impression (le volte che i banner vengono mostrati), conoscendo i bassi CTR (in genere dello 0,x%) servono moltissime impression per cominciare a generare un indotto poi alimentato dal remarketing.

Eppure il vento (dei banner) soffia ancora, anche se sempre meno impetuoso 🙂

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